Questo racconto è stato appena pubblicato sulla rivista letteraria on line Nido di Gazza (n. 38, dicembre 2025).
Per rispetto alla rivista propongo qui solo la prima parte del racconto (per almeno alcuni mesi); per leggerlo interamente potete cliccare qui: In Nido di Gazza n. 38, dic 2025: https://www.nidodigazza.it/3805-caludio-bezzi-estraniazione/
Non ricordo di averlo scelto.
E non ricordo se ho avuto scelta.
…
Non sono buoni pensieri, questi. Non va bene.
Qui al buio, in questo luogo straniante, dovrei avere la mente sgombra. Oh, sì, sono cose che so bene, e so anche come svuotare la mente. Ma oggi, qui, nella mia testa che vorrei fosse vuota si è insinuato un pensiero, che non riesco a scacciare.
Credo che quel pensiero abbia una vita sua, è lì per uno scopo, ma non so quale.
…
Dev’essere che invecchio, come diceva Tatiana. Chissà che fine ha fatto? Invecchio e mi pongo problemi, mentre dovrei essere più… automatico? Freddo? Estraniato, ecco! Dovrei essere estraniato. Ne ho ammazzati tanti, con quella beata, inconsapevole, dolce e apatica estraneità.
E invece oggi ho questo pensiero nella testa. Ma neanche un pensiero, perché ancora non ho capito che forma abbia. Non è ancora un pensiero chiaro, non è che una vaga sensazione… Sta lì nel mezzo, sembra promettere di prendere forma da un momento all’altro ma resiste, dissimula, sembra ritrarsi se mi concentro e riaffiora se mi rilasso.
…
Non ricordo più com’è cominciata. Ero militare. Poi nei servizi. Poi azioni sotto copertura, e semplicemente ho continuato ad ammazzare gente senza altre scuse che un contratto che mi verrà pagato; mi faccio pagare per ammazzare gente che non conosco, che non so perché merita di morire. E di cui non mi frega un cazzo. Non è questo il pensiero che mi si cela, non capitemi male. Non ho nessunissimo rimorso o senso di colpa. Credo si chiami anaffettività amorale, è una sorta di patologia, credo. Perché poi patologia? Se non fossi così non potrei fare questo mestiere e non saprei che altro fare.
Non che ci abbia mai provato…
…
No.
No, dico, non ricordo come mi sono sentito, non ricordo se ho provato piacere, se ho provato schifo, se ho provato nausea… Molti provano nausea le prime volte. Dicono. Io ho sempre ammazzato gente. Prima per la patria, adesso per qualcuno che probabilmente non sa neppure a quale patria appartenere… Nessuna nausea, comunque. Di questo sono sicuro. E nessun piacere, non sono un sadico. Non provo niente. Ecco, mi piace questo: non provare niente.
…
Aspetto che la disgraziata arrivi a casa. Nel palazzo di fronte, un piano inferiore così ho la vista migliore e il campo di tiro sgombero. Camera da letto con ampia porta finestra balconata. Un bersaglio facilissimo. A chi avrà dato fastidio? Un’amante diventata troppo possessiva? Una spia industriale da fermare? Non so niente. Forse è una killer come me e custodisce troppi segreti. E devo eliminarla come qualcuno, prima o poi, eliminerà me.
…
Estraniazione.
Mi pare la parola giusta. Estraniazione. Anaffettività. Amoralità.
E questo rovello.
…
Non riesco proprio a svuotare la mente, e fra pochi minuti il mio bersaglio dovrebbe rientrare a casa, passare in camera, accendere la luce, e ricevere il mio .308 in testa.
Ma non riesco a svuotare la mente.
Estraniazione…
…
L’immagine di copertina è quella originale presente in Nido di Gazza.

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