1 – Il Museo del gioco e del giocattolo a Perugia
Per circa 30 anni l’architetto Luciano Zeetti, perugino, ha raccolto e conservato giocattoli del passato, dall’Ottocento al primo Novecento, passando poi per il boom economico, i giocattoli di plastica degli anni ’60, fino agli eroi dei cartoni animati giapponesi degli anni 70, epoca che conclude la finestra temporale di questa enorme raccolta che attualmente ha sede a Perugia, in zona San Marco (questo il link al Museo). Museo, raccolta, esposizione, occasione didattica (arrivano scuole da tutto il Centro Italia), ma anche di riflessione per gli adulti perché l’esposizione, come mi ha detto Zeetti nell’intervista che mi ha rilasciato nel 2020, parla della storia dei bambini – che siamo stati – e quindi ripercorre la storia della nostra società, ci mostra come eravamo e come siamo diventati.
La storia dell’ultimo secolo e mezzo vista attraverso una categoria molto particolare e di nicchia della cultura materiale dell’uomo che rinvia ai modelli educativi, ai materiali, forme e colori, ma ci parla anche di comunicazione, di modelli sociali che si ritrovano nelle casine per le bambole, nei soldatini, o nelle piccole ferrovie. Nel museo c’è anche un’ampia collezione di libri (innumerevoli le edizioni di Pinocchio) e riviste per bambini di molti decenni fa; è presente un angolo che riproduce perfettamente – ovviamente con pezzi originali – l’aula scolastica dei primi anni del secondo dopoguerra e una collezione davvero interessante di apparecchi cinematografici che formano un’ala museale a se stante.


Entrare nel museo dà un effetto estraniante.

L’occhio non riesce ad abituarsi subito alla molteplicità di suggestioni di forme, colori, ma anche ricordi, rimandi letterari, epoche storiche, e la mente corre a immaginare quei bambini del passato che tali giocattoli hanno usato. Lo sguardo di una bambola colpisce, poi la posa guerresca di un cavaliere medievale, poi un’automobilina dall’antica forma avveniristica, poi ancora una trottola, anzi due, no, molteplici trottole in un angolo, che aspettano chi le faccia ancora una volta vorticare.
Nel museo, vista la finalità didattica e il pubblico prevalentemente scolastico, si può anche giocare, provvedendo i bambini di giochi adatti, facendo loro recuperare una manualità che – mi spiegò Luciano nell’intervista che trovate qui sotto – si va perdendo; quei giochi del passato richiedevano un uso differente della coordinazione occhio-mani, rispetto a quelli contemporanei: sistemare soldatini, muovere piccole parti, e tale coordinamento, nella costruzione della storia infantile che si andava animando, era una componente importante nello sviluppo cognitivo; oggi i giochi sono diversi, i tempi, gli spazi del gioco sono mutati, e si constata facilmente come i bambini di oggi siano impacciati nel manipolare i giochi dei loro nonni e bisnonni.






Musei di questo genere, con una tale quantità e varietà di giocattoli, tutti manutenuti e funzionanti (inclusi teatri d’ombre, teatrini di marionette, giochi elettrici e moltissimo altro) sono piuttosto rari e costano denaro (sempre poco, sempre fornito col contagocce dalle amministrazioni locali) e soprattutto dedizione: un museo non è un magazzino; non basta mettere un oggetto su una teca, ma occorre saperlo contestualizzare, legare ad altri oggetti, saperlo presentare al pubblico, in questo caso un pubblico infantile che non può ovviamente pazientare nel sentire una “lezione”, se non nel contesto di un uso, di quei medesimi giocattoli, che il Museo consente, come già ricordato.
Questa è l’intervista che mi rilasciò nel 2020 per la testata VivoUmbria dalla quale ho ripreso il precedente testo.
2 – Luciano Zeetti
Luciano è stato un mio grande amico, uno dei pochi amici perugini che ho avuto in questa città dove arrivai nel 1980. Aveva la sagacia e la battuta pronta dei perugini colti, assai diversa da quella mordace dei fiorentini ma in qualche modo più sottile e intelligente. Era goloso, era curioso, era affettuoso. Aveva una fanciullesca voglia di giocare coi suoi balocchi, di farti vedere un vecchio film su Maciste con la vecchia macchina di proiezione dell’epoca (aveva una vasta collezione anche di questi strumenti) e la vecchia “pizza” con la pellicola Super8. Amava il suo museo e praticamente fino alla morte, avvenuta questa notte, ha progettato eventi, mostre tematiche (una è stata da poco allestita nello spazio di via Oberdan a Perugia), l’acquisto di nuovi pezzi oltre ai tanti, tantissimi, già posseduti.
Andavamo spesso (in anni ormai lontani) a Ischia assieme, con le famiglie e altri amici. Una di quelle volte, era Pasqua, ci fu un contrattempo all’imbarco di Pozzuoli, e mentre migliaia di villeggianti, bloccati, si lamentavano per il disagio lui vide, lontano sulla spiaggia, una vecchia giostra, di quelle coi cavalli, malandata e apparentemente abbandonata. Lui si diresse là e si mise a discutere col proprietario, vecchio giostraio, perché gli era venuta la fantasia di comprarla e portarsela a Perugia. Fortunatamente non se ne fece nulla, i traghetti ripartirono e tutti andammo alle terme ischitane ma l’aneddoto spiega il personaggio, perennemente i bilico fra pulsioni fanciullesche, nuove sfide e nuove scoperte, impegno educativo, piacere dell’amicizia.
È morto nella notte appena trascorsa, dopo una malattia che non ha potuto sconfiggere.

L’Amministrazione Comunale aveva da poco annunciato il conferimento (tardivo) del Baiocco d’oro, onorificenza laica cittadina per il suo decennale impegno per la cultura, che ha onorato e illustrato questa nostra città. La cerimonia si sarebbe dovuta tenere sabato prossimo ma purtroppo Luciano non potrà più presenziare perché si è accomiatato da tutti noi.
Ma questo commiato riguarda la sua presenza fisica, non quello che in realtà lascia ai tantissimi che l’hanno conosciuto e gli hanno voluto bene. Luciano non verrà più a trovarmi a casa, né andremo più a Ischia assieme, ma il suo spirito, quello che ha generosamente regalato agli amici, alla città, rimarrà intatto.
La sua impronta indelebile rimarrà nel Museo del Giocattolo, i suoi occhi che brillavano di curiosità e sottile ironia continueranno a seguirci e ad allietarci nel ricordo.
Luciano se n’è andato prima di noi, ma Luciano resterà qui fra noi, come tutte le persone che non passano senza lasciare tracce significative, segni concreti che continuano a testimoniare, per tutti noi, il senso di una vita realmente vissuta.


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